
Oltre la vetta – un sostegno per chi resta.
Un normale pomeriggio di aula. Vibra il cellulare, non posso rispondere.
Mi scuso via whatsapp con Antonio Montani, Presidente Generale del CAI; fissiamo un appuntamento telefonico nel pomeriggio.
Lo chiamo mentre a piedi percorro il tratto che dalla stazione ferroviaria mi riporta a casa: spesso utilizzo questo tempo di camminata per telefonare, le idee si riordinano meglio se il corpo è in movimento.
Sono un po’ curiosa in merito al contenuto della telefonata: Antonio è persona vulcanica, dalle mille idee, dai mille progetti e mi domando che cosa lo abbia mosso a chiamarmi.
‘Mi ha chiamato Sofia Farina, una giovane giornalista, compagna di un alpinista deceduto qualche mese fa e mi ha chiesto: perché il CAI non mette in campo qualche iniziativa a supporto di chi viene travolto dalla morte in montagna di una persona cara?’
SBEM!
I giovani a volte sanno essere diretti e chiari nelle proposte; quasi brutali, non lasciano margine a contraddittorio, non lasciano quasi tempo al pensiero e richiamano in modo diretto alle responsabilità.
Già. Perché la grande famiglia del CAI non ha ancora pensato ad un’iniziativa così?
‘Cosa ne pensi?’ mi chiede il Presidente.
‘Che è un’idea importante, coraggiosa, generosa’.
Poi non ci sentiamo per mesi.
A maggio Greta, presidente del CAI di Laveno Mombello, mi manda un breve video direttamente dall’Assemblea Generale a Catania: il Presidente sta presentando il progetto di cui mi aveva dato anticipazione al telefono.
Tra giugno e settembre vengo contattata direttamente da Sofia che mi invita alla sede CAI di Milano per registrare l’intervista per il podcast.
È ufficialmente nato ‘Oltre la Vetta’, un progetto che si è fatto sito, ricco di materiali da consultare e di collaborazioni cui attingere, tra cui quella con la Federazione ‘Psicologi per i popoli’, una rete di professionisti oggi a disposizione dei soci CAI nel malaugurato caso di un evento tragico.
Dal sito si arriva facilmente anche alla sezione dei podcast. Oltre a quello che riguarda la nostra vicenda, c’è l’intervista a Matteo della Bordella e quella a Marta Lualdi, compagna di Matteo Bernasconi.
Tre vicende, tre storie che si intrecciano tragicamente, tre modi di vivere il lutto per tre persone con relazioni diverse con la morte: una madre, una compagna, un figlio, un socio di cordata, un amico.
Seguiremo da vicino questo progetto, che sentiamo profondamente coraggioso e utile.
Come abbiamo anche avuto modo di dire sia nel podcast che nel corso dell’intervista rilasciata ad Uno Mattina, se avete perso un congiunto in montagna, se avete perso un figlio, una figlia, contattateci in libertà: due chiacchiere, un incontro, uno scambio, un momento conviviale per condividere le fatiche, i tentativi di rielaborazione, i passi verso la ripresa sono ciò che a noi ha fatto bene.
È quello che è successo con Sonia e Daniele: da compagni nella tragedia, ad amici e compagni di viaggio!
Seguiteli qui, alla pagina del sito Progetto SolidAle.