Festa della Madonna dei Ghiacciai.
La Cappella della Madonna dei Ghiacciai si trova a 3700 metri circa sul livello del mare; sta appena sopra la Capanna Gnifetti, tappa notte obbligata per le grandi salite sul Monte Rosa, meta impagabile per alpinisti da giornata.
So da sempre che qui, nei primi giorni di agosto, quando si ricorda la Madonna della Neve, si celebra una santa messa in memoria ed in suffragio dei morti in Montagna. Mi sarebbe sempre piaciuto partecipare ma non sono mai riuscita. Mi sarebbe piaciuto ricordare proprio lì Matteo, che chissà quante volte sarà passato e avrà soggiornato con clienti e non.
In giugno, quest’anno, Alberto, fedele frequentatore della Messa alla Cappella, mi manda il numero di cellulare di don Caccia et voilà, aggancio fatto: scrivo un breve profilo biografico di Matteo con annessa foto – selfie sul Monte Rosa, naturalmente – lo invio a don Caccia e ci diamo appuntamento per il 2 agosto alle 7.30 agli impianti di risalita di Staffal.
Mentre trascorrono i giorni, però, aumentano le domande: noi escursionisti appassionati e abbastanza allenati, saremo pronti? Avremo tutto l’indispensabile per salire alla Capanna Gnifetti? Cominciamo ad informarci, ci rassicurano; chiediamo a don Vincenzo di poterci aggregare al suo gruppo. Diamo letteralmente fondo al lascito di Matteo in termini di abbigliamento tecnico CRAZY e puntiamo la sveglia per essere puntuali a Staffal il 2 agosto mattina.
Scendiamo dalla funivia verso le 8.45: dopo aver visto marmotte e stambecchi dall’alto; ora non si si vede ad un passo … mi metto letteralmente alle calcagna di don Vincenzo – che ha un ottimo passo, adatto al mio; mettiamo e togliamo i ramponi un paio di volte, saliamo per cenni di sentiero su pietraia che si appoggia sul ghiaccio e poi, ad un tratto, mi trovo il Rifugio Mantova in faccia! E dai che siamo a 3500 mt … se tanto mi dà tanto, mancano 150 mt di dislivello. Non nascondo che faccio fatica, non tecnica, ma di fiato: se abbandono il tran tran del camminare lento, alternato con l’appoggio del bastoncino, e faccio qualche movimento inatteso – anche solo soffiare il naso – il fiato si fa corto. Ma sto bene. E Valter più di me.
Arriviamo alla Cappella. Don Vincenzo la apre.
Fuori è tutta di lamiera, ha una bella porta in legno chiaro ed una croce importante sul tetto, tenuta saldamente da tiranti. Dentro è un gioiellino di legno, ordinatamente adornata di quadri, anche datati, in ricordo di persone che, immagino, abbiano avuto un ruolo ed un significato per chi si prende cura di questo luogo. C’è una preghiera di (quasi) san Piergiorgio Frassati; un don Bosco litografato su legno, campeggia dietro l’altare alla cui destra di trova un bel crocifisso in legno chiaro che don Vincenzo porta in refettorio: il Rifugista consente di celebrare lì la messa, dato il tempo. Oltre alla nebbia, il nevischio.
Sappiamo ma non vediamo dove siamo.
Come capita a volte nella vita.
Alcuni dei parenti dei defunti che verranno ricordati e alcuni dei coristi non hanno fatto in tempo a raggiungerci: la nebbia ne ha fermati alcuni al Mantova, altri ce la fanno a salire e arrivano a celebrazione iniziata.
Nell’omelia, don Giorgio, tra le altre cose, ricorda il dono dell’umiltà che è proprio di Maria e che a me fa venire in mente quante volte questa parola è stata utilizzata per definire una qualità di Matteo Alpinista e Guida.
Arriva il momento più commovente della giornata. Don Vincenzo, ad uno ad uno, chiama i parenti dei defunti; ci affida una fiaccola come segno di presenza e leggiamo il profilo di Matteo che chi verrà al 31 agosto, troverà sul foglietto della messa. Il ricordo di Matteo si intreccia con quello di altri giovani alpinisti deceduti; ho modo di abbracciare la mamma di Elisa, 26 anni, maestra di sci e insegnante di scuola primaria, un sorriso luminoso ed una cascata di capelli biondi.
Veniamo letteralmente travolti dall’abbraccio di Ezio Marlier, Presidente dell’Unione Valdostana Guide Alta Montagna (UVGAM) che ci ripete che la Famiglia delle Guide Alpine sarà sempre con noi. È emozionato come noi, al punto che lascia a Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano, la lettura del ricordo 40° anniversario della tragedia che si consumò sul Liskamm il 17 settembre 1985 e che vide la morte di 1 istruttore e 6 Aspiranti Guide Alpine, tutti tra i 18 ed i 33 anni.
Certo che si percepisce il dolore, certo che si sente la grande commozione, le lacrime scendono a tutti; ma, parimenti, si sente che attorno a quell’altare improvvisato nel refettorio a 3600 mt, su cui campeggia quella croce in legno chiaro massiccio appesa ad un cordino giallo da montagna, c’è tutto il senso di vite, spesso brevi o brevissime, spese, però, in pienezza che hanno lasciato calore, buon profumo in chi le ha incrociate. Il momento del ricordo sta tra la proclamazione della Parola e lo Spezzare del Pane: è un ponte che lega i due momenti della celebrazione.
La messa termina con il canto del ‘Signore delle Cime’: chiudo gli occhi, mi passa davanti Matteo che va per le montagne del cielo; ne vedo il sorriso, ne percepisco la gioia … lo scorrere delle lacrime è continuo. Per molti.
Pranzo frugale, ora un po’ di mal di testa ma … complice il vento e l’orario, la nebbia si dirada: tutta la maestosità attorno, adagio adagio, si disvela: dal Rifugio Mantova sotto di noi, alla Valle di Gressoney, al Gran Paradiso in lontananza, ancora un po’ aggrovigliato nelle nuvole; poi, se giriamo lo sguardo i crepacci del Ghiacciaio Garstelet ed il colle sotto la Piramide Vincent.
Sorpresa! Ci si palesa la Guida Alpina Luca Moroni, nonché amico fraterno di Matteo; Luca è in attesa di una cliente con cui salire la Dufour il giorno successivo. Vedere Luca è anche pensare al giorno stesso in cui il nostro Comitato è nato: quell’11 agosto 2020, giorno del funerale di Matteo in cui sr Cristina dall’ambone della Chiesetta di Entreves ha annunciato la nascita del Comitato Casa Matteo Varese come sbocco naturale di un progetto in cantiere da qualche tempo.
Nel frattempo, nel corso della discesa, chiacchierando con don Giorgio, scopriamo che quello che è il desiderio originario di questo Comitato, ossia offrire occasioni di vita buona per i giovani, alla scoperta dei loro talenti, è progetto nell’Ispettoria Salesiana del Piemonte, con il contributo dell’amico comune Johnny Dotti.

L’ultima discesa con gli impianti è alle 16.45: occorre affidarsi ad un buon passo e a grande attenzione, ma è inevitabile la sosta per foto. Fino allo stambecco che con il suo cucciolo ci saluta poco sopra l’ingresso dell’impianto di Punta Indren.
Valter ed io abbiamo vissuto apparentemente da soli questa toccante esperienza, tanto desiderata e preparata; solo apparentemente, però. Abbiamo sentito il calore, la vicinanza, il supporto di tutti voi che state leggendo, di tutti gli amici che ci seguono, nel senso vero del termine, che non vuol dire essere sempre tutti insieme nello stesso luogo – anche perché a volte noi siamo un po’ complicati in quanto a scelta di luoghi – ma tutti orientati verso un obiettivo comune che ciascuno interpreta e vive poi nella propria quotidianità. Abbiamo inoltre allargato ulteriormente il cerchio delle amicizie di Casa Matteo: ora ne abbiamo un pezzettino anche nel canavese, con don Vincenzo, con il gruppo degli amici della Madonna dei Ghiacciai, con le Guide della Valle d’Aosta; abbiamo dato un volto a quel meraviglioso Corpo del Soccorso Alpino che ha recuperato il nostro Matteo nel cuore del suo Monte Bianco. Qualche locandina di Casa Matteo sta in Capanna Gnifetti e un paio le abbiamo consegnate al Presidente del CAI di Varallo, Piero Carlesi.
L’amore moltiplica e si moltiplica.
Il tempo passa. L’amore resta.
Che il titolo del nostro evento del 31 agosto.
Per il quale ci stiamo preparando e al quale vi aspettiamo!
