Concerto di fine estate
27 agosto 2020: affacciati, attoniti e silenziosi, sul Ghiacciaio del Reposoir, a 3000 mt, insieme ai tuoi colleghi-amici-mentori, disperdiamo le tue ceneri, quel tuo poco di terreno che ci resta, appena sotto il luogo che ti ha rapito per sempre ai nostri sguardi.
27 agosto 2022: affacciati sul sagrato della Chiesa della nostra Parrocchia della Brunella a Varese, vediamo via via le persone arrivare per la messa: alcune le conosciamo e bene, molto bene, altre non le vediamo da chissà quanto tempo, altre ancora non le conosciamo proprio; alcuni amici non ci possono raggiungere fisicamente, lo fanno con un messaggio whatsapp; altri non possono celebrare con noi … perché preparano l’aperitivo di beneficenza per la raccolta Fondi per l’Orchestra Canova e le sue attività, aperitivo che si terrà subito dopo la messa. A fianco a noi Laura: è pronta a vendere le composizioni floreali create dalle donne carcerate. Ci guardiamo un po’ così … due raccolte fondi nello stesso momento stanno per abbattersi sulle persone che vengono alla messa vigiliate … Scartata la soluzione di compromesso (low profile per tutte e due, vada come vada), decidiamo di … unire le forze: Laura comunicherà dall’ambone a fine messa lo scopo del suo coloratissimo banchetto, facendo poi un endorsement (si dice così??) a Casa Matteo Varese, invitando le persone all’aperitivo e al Concerto. E così ha magistralmente fatto! Ci scambiamo gli indirizzi email e, complice anche la nostra Roberta che già conosce Laura, ci promettiamo di non perderci di vista e di combinare qualche cosa assieme. Le regalo una foto di Matteo, perché, in fondo, ancora una volta è merito suo questo incontro.
‘Avere il coraggio della testimonianza anche nella tribolazione’, ‘Amare questa vita per quello che è qui e perché caparra di ciò che sarà’, ‘La quotidianità, la vita umile di tutti i giorni sia accompagnata dalla certezza che siamo amati e che a noi un futuro è dato.’
‘Ci aiuti Matteo, lui che già è nella Gloria di Dio, accompagnando i nostri giorni.’
Che dire? Raccogliamo un vero e proprio manifesto per Casa Matteo Varese in queste parole dell’omelia di mons. Panighetti; ritroviamo lo stile con cui faticosamente ma anche a volte con lievità, ogni giorno cerchiamo di animare il nostro impegno per il Fondo, per cercare di far innamorare un po’ anche gli altri di questo testardo progetto di rendere un pochino più vivibile e lieve il nostro pianeta in questo tempo che ci è dato di vivere.
Dietro il … piccolo evento in tre movimenti che è stata la serata di fine estate del 27 agosto (messa, aperitivo e concerto) c’è tanta roba, come si dice, tanto movimento, quindi, tanta Vita: una comunità pastorale che mette a disposizione gli spazi (Chiesa e Oratorio) due sere e mezza giornata di sabato;
don Renato, che battezzò Matteo nell’ottobre 1994, che viene dal cuore della Brianza per concelebrare con noi;
una vivacissima Federica con la passione e la professione avviata verso il musical, adolescente nel gruppo di Matteo durante gli anni di oratorio feriale e di vacanze estive in montagna, assoldata per mettere su in poco tempo (e tre prove in pieno agosto) un coretto per accompagnare la messa delle 18.00 (esperimento riuscito e replicabile, direi);
un gruppo di amici di vecchia data che quando dici ‘organizziamo qualche cosa da mangiare’ si attiva come se avesse ancora quella data là, almeno quindici anni di meno: questo vuol dire trovarsi per concordare un menù, andare a fare la spesa, il sopralluogo ai locali, preparare tutto quanto possibile il pomeriggio precedente e poi almeno sei ore da regalare all’evento;

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amici di vecchissima data che si mettono a disposizione per ‘quello che serve’: Aldo fa fotocopie gratuitamente ‘così resta qualche cosa in più attaccato per il Fondo’; Robi, alto alto, fa il ‘buttadentro’, lo vedono per forza; la Robi aggancia le persone che conosce per spiegare da vicino che cosa fa Casa Matteo Varese; Dami e Stefi alla cassa (e loro sanno perché, non sveliamo le doti nascoste);
due giovani mie ex studentesse si mescolano al pubblico durante il concerto e postano su Facebook in tempo reale, con tanto di commento (ci sarà un lavoretto sulla comunicazione efficace da fare con loro nei prossimi giorni);
i cugini, gli zii, gli amici (magari anche gli stessi di cui sopra) che sono i primi grandi sostenitori di Casa Matteo Varese.
Che cosa ci portiamo a casa dopo questa serata di fine estate?
Lo stare insieme davanti alla Parola e al Pane nell’Eucaristia, a ricordare a noi stessi innanzitutto che la vita non si ferma davanti alla morte, nemmeno alla morte più atroce e che anzi lì trovi l’energia per cui vale la pena puntare sulla Bellezza, sulla Vita, sulla relazione con gli altri, sullo stare con loro, sul dare il tuo piccolo contributo per creare comunità; e anche perché così, pensiamo, vuole Matteo;
poi i sorrisi di tanti amici: quelli che non vedevano l’ora di preparare un aperitivo per un po’ di persone e stare insieme anche per una ‘buona causa’; quelli che ‘mi fermo, anche se non conosco nessuno, magari rischio di fare il palo’ e poi li vedi a chiacchierare con il don, con i giovani; quelli che vorrebbero raccontarti in tre minuti la loro vita dall’ultima volta in cui ci siamo visti; quelli che si sbracciano da lontano per salutarti e tentare di acchiapparti dalle persone che ti hanno benevolmente catturato; quelli che ‘non potevo mancare’ e ‘scusa, non ho potuto esserci’ e a te sembrava che avessero perso il tuo numero di telefono …
mi porto a casa l’abbraccio della signora che di solito legge la preghiera dei fedeli alla messa delle 18.00 cui ho dato in mano un foglietto strappato con scritte a penna due preghiere da aggiungere a quelle già previste: ‘posso tenerlo questo foglietto?’ mi dice mentre mi abbraccia da stritolo; quante volte ho visto questa signora a messa? quante volte ho incrociato il suo sguardo e ascoltato la sua voce mentre leggeva? mettere in comune il proprio pezzo di strada, con-dividere dolori e gioie, apre varchi di comunicazione e comunione che fanno sentire che si è estranei all’altro solo per abitudine di comportamento, per politically correct, per pregiudizio sociale, per … boh … ma so che accade di norma;
mi porto a casa ‘buonasera prof!’ stessa voce di 29 anni fa, la mia prima classe delle superiori (non cominciate a fare i conti su quanti anni ho – ero giovanissima 🙂 ): è Mary, con la sua mamma: ‘niente colloquio oggi, prof’, con i suoi figli ed il marito, questi ultimi tre fino ad ieri conosciuti solo in foto via facebook;
mi porto a casa il ‘buonasera prof!’ dei genitori di alcuni allievi – più recenti – che sento e vedo seguire Casa Matteo in modo davvero affettuoso e molto concreto;
mi porto a casa i saluti di persone che non vedevo da anni e che si sono prese la briga di dedicarci un sabato sera;
mi porto a casa un concerto che la mia testa non capisce proprio tutto tutto, perché la cultura musicale mia è quella che è – poco sopra lo zero, direi – ma che il mio cuore ha apprezzato soprattutto per la bellezza di vedere concretamente il talento musicale di alcuni giovani incantare, strappare applausi;
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mi porto a casa la determinazione di Enrico, giovane direttore d’orchestra che non brama di apparire e lascia tutta la scena ai suoi orchestrali (non perdendoli di vista un attimo, però) e che ci fa riflettere sulla differenza tra sostenere i giovani e la cultura ed investire sui giovani e sulla cultura, cioè sulla differenza tra elargire bonariamente qualche euro ad un pezzettino di mondo un po’ di nicchia ed elitario e credere invece che la cultura sia motore di sviluppo, anche economico, quando è Cultura, espressione dell’Umano nel suo più profondo significato;
mi porto a casa nuvoloni neri, minacciosi e carichi di acqua, la tanto attesa, agognata pioggia che però, accipicchia, avrebbe proprio rovinato la festa.
Ma poi non pioverà, non ci saranno tuoni e fulmini; anzi, una calda serata di fine agosto ci farà attardare sul sagrato della chiesa con gli amici fino a dopo le 22 e a casa sul balcone, a raccontarci a brainstorming com’è andata: le sensazioni, che cosa potevamo fare meglio e cosa abbiamo azzeccato.
Presidente e Tesoriere di Casa Matteo Varese valutano l’evento.
Mamma e papà di Matteo.
Che, in fondo, anche questa volta ci ha messo un bello zampino …