Festa del Borgo di Entreves.
26 agosto 2020; seduti sull’ultima panca della Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita di Entrèves, con la cassetta delle ceneri di Matteo sulle ginocchia di Valter, sentiamo farci una proposta da Padre Marino, il parroco: ‘provate a pensare ad una mostra di fotografie scattate da Matteo, che raccontino il suo sguardo sulla montagna e qualche frase che le commenti; si può anche fare un concerto, che ne dici Giona? Musica classica, eh, perché qui in chiesa si fanno cose serie.’
In un momento di immenso dolore, ancora attoniti e frastornati e spezzati, lasciamo cadere quella proposta.
Ma poi ci pensiamo su. E ci mettiamo a lavorare o la proposta lavora in noi, chissà.
Nel frattempo, l’evoluzione di Casa Matteo da Comitato a Fondo in Fondazione Comunitaria del Varesotto: grazie allo staff, stiamo imparando adagio adagio, ad organizzare eventi per raccogliere fondi a favore delle nostre iniziative. Non ci si improvvisa fundraiser, proprio no! soprattutto per chi come noi non ha né esperienza né capitali di partenza. Abbiamo però amici, conoscenti ed un’idea in testa: non possiamo fare sempre grandi cose, ma possiamo sempre fare piccole cose con grande amore.
Due anni dopo, il 21 agosto 2022 alla Festa del Borgo di Entreves, ci siamo! Foto e concerto pronti!!

Nel mezzo, la vita che scorre, un lavoro tanto certosino quanto faticoso e doloroso – fatto tutto da Valter – a cercare le foto più belle scattate da Matteo, per selezionarne poi un centinaio, da cui con il sapiente occhio (e non solo ma anche tempo, stampe) dell’amico Federico dell’Associazione AF35mm, trarre le 12 migliori da stampare, incorniciare ed accompagnare con frasi adatte.

Gli amici di Versante Sud ci mandano 10 copie della guida dedicata al Monte Bianco e le ultime 12 copie del numero di Climb Up del giugno 2020 con gli articoli di Matteo e di Fafa (e anche di altri, tra cui Korra Pesce) scritti per il numero di lancio della stessa guida. Questi articoli di Matteo mi sono particolarmente cari perché mi ricordano le ore al cellulare, tablet alla mano, passeggiando nel giardino del condominio, durante il lock down; ore impegnate nella loro rilettura e messa a punto, tra un esercizio di trazione e l’altro che nel frattempo Matteo faceva nella palestra di casa per non perdere l’allenamento.
Prepariamo una cassetta per la raccolta dei Fondi ed un QR code che invii al sito della Fondazione Comunitaria del Varesotto, visibile in più punti della mostra che, speriamo, favorisca qualche donazione in più.
Chiamiamo a raccolta alcuni amici, alcuni di quelli con la A maiuscola, Roberta, Roberto ed Aldo, che ritagliano il penultimo week end di agosto per Casa Matteo e l’evento di Courmayeur e partiamo.
Allestiamo la mostra sulla piazza della Chiesa già il sabato sera 20 agosto: prima e dopo le due messe, la gente si ferma, ammira le foto, legge le frasi, si sofferma sulla biografia di Matteo e sulle iniziative di Casa Matteo che raccontiamo nel nostro pieghevole. Le foto catturano, stupiscono, fanno sognare ed anche interrogare: qualcuno timidamente ci avvicina e così raccontiamo e ci raccontiamo.

La sera, prima di una pizza, percorriamo la Val Ferret che i nostri amici non conoscono: è il nostro personalissimo pellegrinaggio che ci porta a soffermarci qualche minuto in preghiera insieme a loro proprio sotto il Planpincieux, dopo aver mostrato loro il Rifugio Boccalatte – quasi invisibile – ed il Ghiacciaio del Reposoir, nome dolcissimo e terribile nello stesso momento.

La pizza si può mangiare solo da Daniele, a La Boite, che ormai consideriamo anche noi un po’ punto di appoggio fisso, come facevano Matteo e Fafa ai tempi della scrittura della guida: una birra e un paio – diciamo così – di genepy e la serata si allieta in un attimo e trasforma un evento del Fondo anche in un piacevole week end tra amici. Un po’ stile Matteo, in fondo …
Scopriamo che Arvier – dove dormiamo – dista una decina di minuti dai luoghi cari a Giovanni Paolo II, presso i quali trascorreva le sue vacanze e di cui ricordo scorci spettacolari di Monte Bianco durante le dirette televisive: e li ritrovo! Frugale colazione alla Locanda del Pellegrino e poi di nuovo in piazza ad Entreves, sotto un Monte Bianco luccicante, un Aiguille Noir imponente e con quel piccolissimo scorcio di Grandes Jorasses che si intravvede dietro un albero. E spesso l’occhio, il cuore vanno là, pur sapendo che là non c’è Matteo ma resta pur sempre il luogo in cui riposano le sue ceneri, ora tutt’uno con la sua montagna.
La mattinata è calda, estiva, senza vento; la gente si sussegue in piazza, entra ed esce dagli espositori delle foto, sfoglia la rivista e la guida; qualcuno le acquista, altri mettono una piccola offerta, altri ancora chiedono e ci ascoltano.
Arriva chi conosce Matteo della Bordella e ha solo sentito parlare del nostro Matteo, chi ha frequentato il CAI di Varese con il papà del Teo DB; arriva chi aveva abitato a Varese in gioventù e scopriamo, raccontandoci, che conosce bene Carla, la nostra volontaria, colonna di Happiness: allora parte un giro di whatsapp, di scambi di numeri di telefono e di promesse di vederci presto, magari proprio in Happiness.
C’è chi non ci conosce e ci fa i complimenti perché facciamo tutto questo; c’è chi guarda con un po’ di sospetto, in lontananza, come mi dice bene un’anziana signora, in fondo pensando che fai tutto per un po’ di gloria e di bella mostra di te. E me lo dice con l’amarezza di chi queste parole se le è sentite dire in prima persona.

Invitiamo le persone all’evento centrale del pomeriggio: il concerto del Placard Wind Quintet che non terremo più alle 20.00 ma immediatamente dopo la messa delle 17.30, per favorire l’affluenza delle persone e anche perché, effettivamente, quando il sole si nasconde dietro il Bianco maestoso, la temperatura si fa più da serata al chiuso che da concerto all’aperto.
Passano polente, salamelle, formaggi, persone in costume colorato e … ingombrante, falchi addestrati, mucche e asinelli, bambini – pochi per la verità – e anziani, molti.
Padre Marino ci invita a pranzo con lo staff organizzatore della festa, per noi un grande onore: non mangiavo tagliatelle al ragù così buone da un bel po’, innaffiate con del rosso intenso; intanto ascoltiamo l’andamento della festa dal punto di vista di chi non la vede proprio perché sta dietro le quinte a lavorare, pancia a terra, ma ne percepisce il cuore: c’è soddisfazione per l’affluenza e per l’andamento. Anche noi non vediamo nulla della festa del borgo, siamo fissi in piazza, ma viviamo l’evento dal di dentro e ci sentiamo parte di questa comunità, così accogliente nei nostri confronti.
Quanto volontariato c’è dietro questo evento della Festa del Borgo! Quanto!
Riprende il pomeriggio e riprendono gli incontri: amici di Matteo visitano di nuovo la mostra, anche se già l’hanno vista a maggio a Varese: li disturbo con i miei ricordi ed i miei aneddoti e me ne faccio raccontare qualcuno. Un signore, Pierluigi, che al mattino aveva acquistato la guida, torna con la stessa in mano e con una penna: ‘mi scrive una dedica come se fosse suo figlio a farlo?’ Butto l’occhio sulle Grandes Jorasses, non so perché ma mi pare di sentire una risata a crepapelle: ‘non distingui un friend, da un nut, non hai mai fatto roccia se non un terzo grado a dire tanto (perché le ferrate non contano, ovviamente!) e fai la ‘firma copie’ di una guida di vie sul Versante Sud del Monte Bianco!?!?!’
In un momento di tranquillità, sfoglio Facebook: Davide (Mazzucchelli, quello scarso in montagna, come ci terrà a precisare appena ci vediamo) mi chiede fino a che ora saremo in piazza; passa a salutarci e come nelle pièce di teatro più belle e più intense, le lacrime si mescolano alle risate, i ricordi ai progetti e scopriamo lati di Matteo che consolidano quanto già sapevamo e altri meno noti. Quella che Davide plasticamente ci riporta alla memoria è un’immagine vivissima: alpinisti fortissimi, di diverse provenienze, di diverse ‘scuole di pensiero’, sono lì, schierati lungo la strada davanti alla piazza della chiesa, attoniti, increduli e silenziosi a guardare la bara di quel giovane alpinista, nel giorno del suo 26° compleanno, che in pochissimi anni era riuscito a farsi stimare e voler bene da moltissimi. C’era evidentemente qualcosa di speciale o forse di assolutamente naturale nel modo di andare in montagna, di vivere la montagna, di stare con le persone che aveva Matteo; una libertà di fondo che lo faceva stare bene con sé e con quasi tutti. Questo resta molto non solo nel ricordo, ma stampato nel ‘sentire’ di Davide e di molti. Forse proprio la naturalezza, l’approccio libero alla vita è quello che ci piacerebbe tenere vivo di questo nostro figlio che, andandosene così, ci ha ribaltato l’esistenza e ci ha schiaffato davanti alla responsabilità di ripensare la nostra vita e di rigiocarla.
A proposito di ‘portare avanti’ qualcosa! Si avvicina il momento del concerto: il Placard Wind Quintet ha provato alcuni dei brani sulla piazza; un gruppetto di persone si ferma ad ascoltare il sound check. Promettono bene i ragazzi. Il Signor Vento, come dirà poi il flautista, Yuri, gli fa concorrenza nel suonare nel flauto; si decide allora che il concerto sarà all’interno della chiesa: va bene che il titolo è wind’s tales, ma il vento, meglio lasciarlo fuori … Padre Marino è piuttosto preoccupato: i suoi parrocchiani ed i turisti non si fermano a questi momenti; con gli Alpini, l’ultima volta si sono fermati in 6, chiosa. I ragazzi inoltre hanno un programma nutrito di musica contemporanea, un po’ sperimentale che, come ci spiegheranno, esalta la potenza e la versatilità della formazione – Quintetto di fiati – e segue un filo conduttore che è la natura raccontata in musica, senza parole né immagini. Insomma, un po’ da fini intenditori e non da turisti in attesa dell’ora di cena. I ragazzi devono già suonare le prime note mentre la gente sta per uscire, se no come la trattieni? Inventiamo un piccolo escamotage: il canto alla Comunione non sarà un canto ma un brano suonato dal Quintetto. Così le persone si incuriosiscono; sosteniamo il concetto, Aldo ed io, volantinando all’inizio della messa.
Non nascondiamo di avere un po’ la stessa preoccupazione di Padre Marino: che peccato, che smacco per cinque ragazzi giovani e preparati vedere davanti a sé, a centinaia di km da casa, una chiesa vuota … quanto fatica sprecata e che delusione!
Ma intanto mi corre l’occhio alla piazza della chiesa: una trentina di persone attendono che la messa finisca per entrare ad ascoltare il concerto.
Mi improvviso presentatrice, anchorwoman, cioè mi do proprio il compito di agganciare le persone affinché restino: cito più volte l’Accademia del Teatro alla Scala, da cui i cinque provengono, perché immagino faccia presa. Mentre il Quintetto sistema leggii e parti, quindi, li presento e motivo il perché del nostro sostegno a loro, come Casa Matteo Varese: è un saluto a Matteo, come dirà anche Luca, ed il desiderio di portare la Bellezza dentro quel luogo sacro in cui, due anni prima, abbiamo vissuto la celebrazione eucaristica del suo funerale. E soprattutto, ancora una volta, è un ideale passaggio di consegne: sostenere giovani di talento, preparati, determinati, cocciuti quanto serve per tenere duro nella realizzazione del proprio sogno che è progetto concreto: fare della musica la propria vita, fare della loro passione la propria vita. Proprio come ha fatto Matteo.
Silenzio.

Qualche nota; parte il primo brano.
Applausi!
Luca introduce la prima parte del concerto e così farà per ogni momento e per ciascun brano, consentendo ad un pubblico, magari non tutto competente ma che si rivela essere tutt’altro che distrattamente in attesa dell’ora di cena, di godere di musica un po’ fuori dagli schemi, adattata sapientemente per il Quintetto, per il luogo, per la situazione. I presenti – un’ottantina di persone, all’inizio del concerto, che fanno dire ad uno stupito Padre Marino che c’è lo zampino di Matteo in questo miracolo di presenza 🙂 – apprezzano, a fine concerto chiedono ai ragazzi di presentarsi e di presentare i loro strumenti ed una serie di altre curiosità che rivelano un’attenzione ed una partecipazione davvero notevoli.

Nella locandina i ragazzi del Placard ci avevano fatto scrivere che avrebbero desiderato aprire con il pubblico un dialogo e ciò è avvenuto in modo naturale, con una domanda spontanea di una signora prima del pezzo finale, cui sono poi seguite altre domande.
Quella stessa naturalezza di cui dicevamo prima parlando di Matteo, in questo contesto, agita dai giovani musicisti del Quintetto, ha permesso ad un pubblico diversificato di godere di un momento musicale intenso e particolare.
A noi adulti, a me in particolare, si sono frantumati in pochi minuti, i pregiudizi soliti che ho nei confronti dei giovani: azzardano, non si rendono conto del pubblico, devono ascoltarci su dove mettersi, quando iniziare, devono inserire qualche aria nota, non possono pensare che tutti siamo al loro livello, in fondo è il pubblico che dà loro ‘la pagnotta’, va un po’ accontentato: vado avanti coi pregiudizi?
I ragazzi non hanno fatto NULLA di tutto ciò, sono andati avanti per la loro strada, hanno fatto a loro modo; mi hanno insegnato che fidarsi di loro e della loro competenza è garanzia di successo, mettere da parte la mia boria di adulto che ne ha viste di tutti i colori e sa come si fa è doveroso e soprattutto arricchente per sé (quante belle cose ho imparato e apprezzato dal loro concerto) e per il mondo.
Questo ci riporta col pensiero all’istante in cui Matteo ci comunicò di lasciare un posto fisso e l’università non per tentare ma per fare e completare il corso guide e diventare Guida Alpina…
Due a zero e … avanti con Casa Matteo Varese, non solo a suon di slogan, proclamando ‘giovani per i giovani’ ma creando occasioni in cui, come domenica pomeriggio a Entreves, la novità prorompente dei giovani risulti semplicemente evidente, se ne faccia esperienza e non teoria o materia da bando di finanziamento.
E poi tutti in pizzeria! dove quei serissimi e preparatissimi giovani … va beh … tutti i salmi finiscono in gloria, no?