A spasso con la Guida Alpina: parte seconda.
Per la seconda volta quest’estate ci affidiamo ad una Guida Alpina per fare esperienza di montagna; dopo l’intensa esperienza sul Sentiero Roma con Mattia Simonini, abbiamo chiesto a Davide Mazzucchelli di accompagnarci al Bivacco Gervasutti.
Oltre che per raggiungere un luogo speciale per noi e mozzafiato, uscire con Dade – se non lo chiamo così, come lo chiamano tutti, non mi sembra di parlare di lui 😊 – è stato un altro modo di vedere da vicino le sfaccettature del lavoro della Guida Alpina e di consolidare il desiderio di continuare a sostenere la formazione delle Giovani Guide Alpine con Borse di Studio.
Torniamo alla salita al Gervasutti.
Anche stavolta non si fanno sconti: caschetto e imbrago te li infili nello zaino; controlla di avere acqua a sufficienza, qualche cosa da mangiare, un cappello in testa e crema solare.
Poi si comincia a salire: Dade apparentemente non fa il passo, procede un po’ più avanti di noi, fa una pausa ogni tanto, si gira per accertarsi che ci siamo. Questa è un’uscita in giornata; mettiamo in atto il nostro ritmo stile ‘mulo da montagna’, costante e lento – moooolto lento, visti tempi di salita che dà la guida Calebasso – Pasquetto, ma non sottilizziamo :-); un paio di tappe per bere e si prosegue.
Avevamo percepito Mattia come molto discreto, attento al nostro procedere ma senza chiedere costantemente come stessimo; a disposizione per ogni nostra domanda ma un passo a lato, per così dire. 
Simile lo stile di Dade. Va messo in conto, però, che lui ci guidava mentre stavamo mettendo i nostri scarponi su quel sentiero che è stato l’ultimo sentiero facile percorso da Matteo, il 5 agosto del 2020. Il silenzio e la discrezione, credo, siano stati carichi anche di tanti pensieri, di commozione, di tristezza, di nostalgia, non solo per noi: Matteo è nostro figlio ma anche uno degli amici di Dade. Abbiamo anche scherzato sui nostri tempi di salita rispetto a quelli di Matteo e soci, al netto degli zaini!!! Dade, infatti ci spiegava che aprire una via nuova è impegnativo non solo tecnicamente quando sei in parete, ma anche perché richiede che si porti appresso più materiale del necessario, cibo per almeno tre giorni e sacco per dormire in parete. Mentre Dade racconta, guardo il mio zaino: un paio di magliettine di ricambio – forse tre – caso mai sudassi troppo, tre paia di calze perché non si sa mai, una giacca pesante – dimenticando che lo zero termico è a 4500 mt – l’antipioggia, l’antivento … manca la gonnellina per lo struscio in centro ed il festival dell’inutile è completo! Io che vado predicando l’importanza dell’essenziale …
Siamo sotto la Parete Est delle Grandes Jorasses; così da vicino non l’avevamo mai vista. Con l’aiuto della foto pubblicata sui social della via ‘Giovane Guerriero’, immaginiamo la linea e, come ogni dannata volta, provo a mettermi nei panni di Matteo che, naso in su, verso la parete o naso in giù in qualche foto sgranata sul cellulare, immagina linee, osserva, studia … come fanno tutti gli alpinisti: ora capisco perché sono anche un po’ sognatori: dove diamine la vedi sta linea e, soprattutto, perché cercarla?
Dade ci riporta sulla terra: c’è un guado ed una salita con corda fissa per superare una parete; legati alla nostra guida, ci sleghiamo per un tratto tranquillo sulle rocce e procediamo verso l’ultimo salto, quella parete superata la quale si entra praticamente in modo diretto nel bivacco.
Il Gervasutti è … un cannocchiale quasi in bilico sulla valle, ci sembra puntato verso il Rifugio Bonatti da cui sappiamo ci stanno seguendo Giona e Francesca. Matteo e i suoi soci non avevano dormito qui: avevano raggiunto direttamente la base della parete per essere pronti a inventarsi la salita il giorno 6 sin dalle prime luci dell’alba.
L’ultimo segno di civiltà che sei anni fa Matteo aveva raggiunto; poi solo ghiaccio e roccia e due amici con cui condividere un sogno per trasformarlo in realtà.
Mi attardo in questi pensieri mentre entro quasi in punta di piedi nel bivacco: non c’azzecco nulla io in un posto così … l’ho raggiunto per respirare l’ultima aria respirata da mio figlio e per lasciare la sua guida con una dedica.
Osservo l’esterno dalle finestre a forma di doblò, guardo il cielo, mi attardo sulla parete Est, sulla sua imponenza, mi faccio raccontare la strada per raggiungerne la base e ‘vedo’ Matteo che apre la pista entrando nella neve con il suo zainone, come ha raccontato della Bordella nel podcast.
Dade resta con noi in quel silenzio che rompo io, ringraziandolo perché, se è vero che fiato, gambe, determinazione erano tutte mie, senza di lui, quassù non ci sarei arrivata.
Indugio, come sempre quando qualcuno mi dice che è ora di scendere verso valle, ma la strada è lunga, c’è da disarrampicare, guadare, camminare in discesa in tratti che sono anche irti, a prova di equilibrio e ginocchia (miei, non in assoluto).
Quando arriviamo su sentiero tranquillo, Dade ci lascia al nostro passo, ai nostri pensieri, alle nostre emozioni. Lo raggiungiamo al ponticello che ci connette con i turisti che camminano lungo la Val Ferret, che scendono dal Bonatti e vanno verso Lavachey. Lì una birra, rito immancabile e i complimenti del gestore cui ho orgogliosamente raccontato la mia salita al Gervasutti.
Affidarsi a Dade, a un professionista della montagna, mi ha permesso di vivere tutta la giornata nella totale concentrazione sui miei obiettivi: mi sono connessa con il mio desiderio di essere lassù, con la volontà di lasciare un dono – la guida di Versante Sud, senza dovermi preoccupare di altro.

Non ci stanchiamo di dirlo:
Casa Matteo Varese è proprio fiera di sostenere professionisti della montagna: vederli all’opera, vivere con loro anche una sola giornata è molto gratificante. Sorridiamo anche stavolta alla frase che spesso diceva Matteo: ‘Come si fa a chiamare ‘lavoro’ il mio?’ ma sappiamo bene tutto quello che ci sta dietro per portare a spasso gente come noi (altre volte è più gratificante di sicuro!)
Come già abbiamo scritto, il CAI Centrale ed il CAI di Laveno Mombello hanno deliberato nuovamente il sostegno alla V^ edizione della Borsa di Studio ‘Matteo Pasquetto’ per Aspiranti Guide Alpine e in queste settimane sentiremo Vibram, Crazy e C.A.M.P. per cominciare a lavorare al Bando e alla serata di consegna delle Borse.
Arrivederci intanto al 15 agosto 2026 – Rifugio Allievi – Alta Val di Mello con il Placard Wind Quintet. Cambieremo monti, cambieremo compagnia, avremo un piacevole sottofondo musicale di cui – di sicuro vi racconteremo in un post.